Presentazione Via Crucis Vivente di Frassinoro

A Frassinoro, il Venerdì Santo, ogni tre anni, alle ore 21,00, al termine della funzione religiosa in Abbazia, al tocco della campana grande, si rinnova la tradizionale e solenne Via Crucis Vivente, manifestazione religiosa popolare che ha origine lontana, i cui limiti temporali precisi sono difficilmente definibili.

La riproposizione del dramma del Golgota, come viene rievocata nella triennale “Via Crucis Vivente”, nasce dalle radici profonde di religiosità dei frassinoresi e dalla tradizione. Tradizione consiste in un “ricevere” dai padri per “consegnare”, trasmettere, ai figli. E quanto più ricco è il patrimonio che si riceve, che si conserva con cura e che si riesce a trasmettere, tanto più grande e bella è la tradizione.


La “Via Crucis Vivente” è patrimonio popolare che le attuali generazioni non hanno dimenticato, che sentono come proprio e identificativo, capace di superare ogni frammentazione e divisione e che impegna, giovani e non, a collaborare per conservare questa tradizione unica per suggestione e bellezza.

Il motto “Rifatta per se e per gli altri da gente che l’ha impressa nel cuore”, rappresenta la memoria collettiva e la forza comune dimostrata nella complessa organizzazione della manifestazione, che coinvolge tutto e tutti.


Due sono gli aspetti fondamentali che contraddistinguono la Via Crucis Vivente di Frassinoro.

Il primo, da un confronto con altre “Passioni” praticate sia in ambito nazionale che europeo, riguarda la sua unicità: la Passione di Frassinoro è rappresentata a “quadri viventi”, lungo le vie del paese, davanti ai quali sfilano processionalmente i pellegrini ed i visitatori, lungo un tracciato reso suggestivo da una scenografica fiaccolata e dalla diffusione di musica sacra intercalata dalla lettura della Passione.
Il secondo riguarda “l’antichità” della rievocazione, basata sia sulla tradizione che da fonti documentali risalenti al XIX secolo. La “Via Crucis” vivente di Frassinoro è la manifestazione religioso-popolare più importante della Regione Emilia Romagna, unica nel suo genere in Italia.

La Via Crucis Vivente di Frassinoro ha radici molto antiche: essa ha le sue fondamenta da una missione svolta a Frassinoro nel giugno 1865 dai Padri Passionisti: dopo questa “Missione”, nacque nei frassinoresi il desiderio di costituire una “Pia Unione della SS. ma Croce e Passione di Gesù Cristo”, desiderio divenuto realtà nei primi mesi del 1866 quando venne istituita una Confraternita con questo titolo alla quale aderirono in pochi giorni circa 800 frassinoresi.

Il seme dello sviluppo della “Via Crucis Vivente di Frassinoro” così come la conosciamo oggi, era stato gettato.

Curiosando nell’Archivio Parrocchiale di Frassinoro, mi sono imbattuto per puro caso, in una notizia che mi ha colpito: don Giuseppe Nostrini, Arciprete dell’epoca, aveva annotato, all’interno di una vacchetta per le Messe (Registro per le Messe), la commissione e l’acquisto di una statua del Cristo morto. Importante, anche, come venne presa questa decisione: “per volontà del popolo frassinorese”. Era il 1871.

Dal 1872 si svolse regolarmente la processione del “Cristo morto” ogni venerdì santo, per poi ripetersi ogni tre anni.

Già da diversi anni, ogni qualvolta non si svolge la Via Crucis Vivente, viene riproposta la processione del Cristo morto. Il percorso è lo stesso della Via Crucis Vivente.

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Andiamo con ordine e chiediamoci: cos’è il Pio Esercizio della Via Crucis?

Nell’Occidente Cristiano pochi pii esercizi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Essa rinvia con memore affetto al tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: da quando egli e i suoi discepoli, “dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli ulivi” (Mc 14,26), fino a quando il Signore fu condotto al “luogo del Golgota”, fu crocifisso e sepolto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia di un giardino vicino. Questo ultimo tratto del cammino è indicibilmente duro e doloroso: mostra chiaramente l’amore di Gesù verso il Padre e verso tutti gli uomini. Ogni passo di Gesù è momento di avvicinamento all’attuazione piena del disegno di salvezza iniziato con la storia stesa dell’uomo. Ogni incontro di Gesù su quella via di dolore è occasione per un supremo insegnamento, per una estrema offerta di riconciliazione e di pace. La Via Crucis è lo stesso cammino che in modo simbolico compie ogni cristiano, nella preghiera, ricordando gli episodi più salienti di questo cammino.

Mentre nei primi secoli della Chiesa la Croce ispirava sensazione di trionfo e di gloria, nel secolo XII l’interesse si orienta verso lo stato psicologico di Cristo durante la Passione, verso il suo dolore.

Ecco allora che il crocifisso ispira compassione e non più sensazione di trionfo.

San Francesco d’Assisi è uno dei più grandi apostoli di questa nuova corrente.

Ma è soprattutto con le Crociate che nel mondo cristiano si diffonde questa devozione. In qualche modo i Crociati ed i pellegrini in Terra Santa volevano ricordare, ripetendoli anche visibilmente, i luoghi della Passione del Signore. Si iniziano a costruire le prime Via Crucis anche con tantissime stazioni (si arriva perfino a 47 stazioni). Come le cattedrali, con le sculture, i quadri ecc., anche le varie stazioni erano come un libro scritto per coloro che non sapevano leggere e scrivere.

Nasce, in Spagna, nella prima metà del secolo XVII la Via Crucis come la conosciamo oggi. In Italia, grazie soprattutto ad un grande santo, Leonardo da Porto Maurizio +1751, frate minore, convinto ed efficace ed instancabile missionario, che arriverà ad erigere personalmente ben 572 Via Crucis compresa quelle del Colosseo nel 1750, la Via Crucis come pio esercizio conosce una diffusione capillare.

Nel secolo XVII si ha la forma definitiva delle 14 stazioni e la definizione dell’episodio che in ognuna viene rappresentato.

La Chiesa ha conservato memoria viva delle parole e degli avvenimenti degli ultimi Sposo e Signore.

La Chiesa infatti sa che in ogni episodio accaduto durante quel cammino si cela un mistero di grazia, è racchiuso un gesto di amore per lei.

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A questo punto, occorre suddividere la storia della nostra manifestazione in alcuni periodi distinti.

Anni dal 1872 al 1906: la Processione del Cristo morto si ripete ogni tre anni.

Anni dal 1906 al 1918

Periodo in cui la “Processione del Cristo Morto” è conosciuta non più solo nell’ambito paesano ma anche nei paesi limitrofi e risulta essere composta da quattordici quadri come indicato dalla Chiesa. Sono anni in cui non esiste una vera e propria organizzazione e l’allestimento dei quadri è lasciata all’immaginazione ed all’intraprendenza dei gruppi familiari partecipanti. Le “Stazioni” sono collocate dentro i padiglioni (retaggio culturale del maggio: forma di teatro popolare caratteristica dell’Appennino reggiano-modenese); i partecipanti vestono abiti del vivere quotidiano, i soldati vestiti militari dell’epoca o utilizzando l’abbigliamento dei “maggiarini”; non è raro vedere nei primi anni alcuni quadri ripetuti più volte (es. il Calvario).

Anni dal 1920-21 al 1945

Periodo in cui la Via Crucis o Processione del venerdì Santo è partecipata dalla popolazione locale e anche dei comuni limitrofi, l’organizzazione risulta stabile, vi è un comitato organizzatore che si riunisce con periodicità e ad ogni convocazione stila un verbale.

Anni dal 1946 al 2023

Periodo in cui la Via Crucis Vivente di Frassinoro ha un’organizzazione definitiva: la manifestazione diventa evento religioso-culturale, si costituisce un Comitato d’onore oltre al Comitato organizzatore: (Oggi il Comitato organizzatore è un’Associazione di Promozione Sociale), si usano i mezzi di comunicazione di massa per pubblicizzare l’evento. Un evento che fa conoscere in Italia ed all’estero il paese di Frassinoro. La pubblicità porta una notevole affluenza di visitatori, l’organizzazione cerca di dare un’impronta scenica marcata attraverso la ricerca sempre più accurata delle scene di vita quotidiana del tempo. Nel 1952 compare per la prima volta un quadro d’apertura denominato: “Gesù nell’orto degli ulivi”.

Particolarità della nostra Via Crucis è la staticità dei quadri: tutti i personaggi che interpretano le varie parti restano fermi in pose plastiche mentre la folla dei visitatori sfila silenziosa e in preghiera. Altra particolarità: ogni Stazione ha il suo capo-stazione che cura tutti i dettagli scenografici e i costumi della propria stazione.

Già da anni la Via Crucis Vivente di Frassinoro è entrata a far parte di Europassione per l’Italia, un’Associazione della quale fanno parte le più antiche rappresentazioni storiche della Passione di tutta Italia. L’Associazione, in questi anni, ha portato avanti le pratiche per essere riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.